CARLO VICHI

"Non si stava poi così male nei campi di concentramento e Hitler è un eroe.
Il mio eroe"

Originario di un piccolo paesino della provincia di Grosseto, nel 1930 si stabilisce al seguito della famiglia a Milano, dove il padre fa il metronotte.

Inizia la sua esperienza lavorativa verso l’inizio degli anni quaranta riparando radio in camera da letto (giovandosi del suo diploma di perito elettrotecnico). Nel contempo lavora per la CGE e per la Minerva, per la quale svolge attività di contoterzista, dopo aver fondato, nel 1945, la VAR (Vichi Apparecchi Radio), che diventa Mivar (Milano Vichi Apparecchi Radio) nel 1955.

In seguito avvia la produzione in proprio di apparecchi radiofonici, e a partire dal 1959 porta la MIVAR anche nel settore dei televisori. Per fronteggiare l’esponenziale aumento della produzione, Vichi attua un consistente ampliamento delle strutture produttive della sua azienda, giovandosi del supporto finanziario di amici e parenti. Dalla palestra in affitto che costituiva la prima sede, la MIVAR si trasferisce così in un nuovo stabilimento in via Giordani a Milano. L’ulteriore spinta espansiva a livello di produttività e numero di addetti (divenuti quasi 1000 a metà degli anni sessanta) spingono l’azienda (una delle principali nel settore a livello nazionale) a mutare nuovamente la sua localizzazione, trasferendosi ad Abbiategrasso.

A partire dalla seconda metà degli anni settanta, Vichi decide di focalizzare la produzione della MIVAR sui televisori a colori, scelta che venti anni dopo condurrà la sua azienda a controllare il 35% del mercato nazionale[2].

Vichi è proprietario e Amministratore Unico della Mivar S.a.s.

Nel 2014, dopo tre mesi senza produrre televisori, offre l’usufrutto gratuito del suo nuovo stabilimento costruito nel 2000 e mai utilizzato ad imprenditori disposti a costruire strumenti elettronici interamente in Italia e capaci a mantenere l’assunzione di almeno 1200 operai.